ANNO X NUMERO 54 -PAG X IL FOGLIO QUOTIDIANO SABATO 5 MARZO 2005

UNA FOGLIATA DI LIBRI


Georgius Agricola

DE RE METALLICA, BERMANNUS

Clueb, 691 pp., euro 70

E’ interessante ricordare che l’ingegnere diventerà un eroe positivo solo nell’Ottocento”, scrivono Paolo Macini ed Ezio Mesini, curatori di quest’edizione di un classico della storia della scienza e della tecnica, il “De re metallica” (1556) di Georg Bauer (1494-1555). Eroe del pensiero laico e scientista della modernità europea, artefice e insieme simbolo del progresso materiale e morale delle società occidentali industrializzate: questo era l’ingegnere ancora agl’inizi del Novecento. E’ difficile, per gli studenti che in massa si riversano oggi nelle facoltà di ingegneria inseguendo la “professionalizzazione” e le capacità “manageriali”, riallacciarsi a questo passato, nemmeno tanto lontano. Eppure, l’aura attorno all’ingegnere era frutto della consapevolezza che la spinta all’innovazione tecnica rappresentasse un carattere costitutivo dell’identità europea, inscindibile dalla sua tensione verso la libertà. Il libro ci offre una fortunata istantanea di quest’alleanza: sfilano in ordine sparso davanti a noi ruote idrauliche, pompe e meccanismi di ventilazione, fornaci e mantici "meccanici", metodi di produzione dell’acido nitrico, procedure di raffinazione dei metalli e grafici di rilevamento topografico, insieme ai compiti dei direttori amministrativi, alla regolamentazione e alla gestione delle concessioni e delle compartecipazioni finanziarie, ai problemi di organizzazione del lavoro tecnico salariato e alla medicina del lavoro. “Istantanea” straordinaria perché il lavoro di Agricola fotografa – la fama del libro è dovuta anche alla ricca ed efficace collezione di illustrazioni – un momento di un’evoluzione in corso in Europa, ma la cui dinamica è difficile da cogliere, perché la conoscenza tecnico-pratica cresce e si trasmette, in parte ancora oggi, per lo più senza lasciare traccia scritta: è, parafrasando Schumpeter, “creazione che distrugge”. La riscoperta di questo libro non è un caso. Esso costituì una vivace manifestazione della consapevolezza dell’originalità culturale e del valore umanistico dell’alleanza fra tecnica e attività economica che si era venuta a stabilire sul suolo europeo. Nel 1912 fu pubblicata negli Stati Uniti una traduzione critica a cura di Lou Henry Hoover e del marito Herbert Clark Hoover, un ingegnere minerario futuro presidente degli Stati Uniti. Hoover, promotore dell’introduzione delle tecniche di gestione aziendale per razionalizzare il lavoro della pubblica amministrazione, rappresenta uno degli ultimi esempi di una lunga tradizione di coinvolgimento degli ingegneri nella sfera della vita pubblica o, come si usa dire oggi, nella società civile. Nella seconda metà del Novecento questo ruolo si è appannato, trascinato forse dall’odio di sé (per dirla con Furet) che montava nell’occidente industrializzato. E’ subentrato così il profilo grigio e senz’anima che oggi viene insieme richiesto e rimproverato al tecnico e all’ingegnere: essi devono limitarsi a far funzionare la struttura dei sistemi e delle reti di cui è composto il nostro mondo tecnologico. Gli studenti cui si accennava prima si piegano oggi a questo nuovo ruolo senza opporre gran resistenza. Macini e Mesini, ingegneri e professori dell’università di Bologna, completano il lavoro presentando l’originale latino e fornendo anche la prima traduzione italiana di un’opera divulgativa di Agricola, l’incantevole “Bermannus”, un dialogo sul mondo minerale. (Ana Millán Gasca)